NAPLES XIX S.
 
  L’AIGLON
NAPLES DEBUT XIX S.

Rare sculpture en pierre de lave sur base en corail représentant Napoléon II
La sculpture s’inspire au tableau de François Gérard.
h. 25 cm.

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NAPOLEONE II
Cosiddetta pietra lavica e corallo
Napoli prima metà del XIX sec.
h. 25 cm.

Con il termine pietra lavica s’intende genericamente una pietra tenera – solitamente delle marne argillose di vari colori, dal grigio al celeste, dall’ocra al rosato – molto usata in passato nella gioielleria come nell’oggettistica. La sua fortuna fu legata alla produzione di gioielli, cammei, piccole sculture, oggetti da scrivania e d’uso comune, preziosi souvenir del Grand Tour napoletano, e forse per tale ragione le fu attribuito questo nome evocativo della terra vesuviana.
Benché il suo utilizzo sia attestato ben prima del XIX secolo, la lavorazione della pietra lavica ebbe un notevole impulso in età napoleonica, quando è la stessa Regina Carolina Murat a commissionare lavori in corallo e pietra lavica, spesso doni pregiati inviati alle corti europee. E’ il caso della scacchiera di bronzo dorato, ornata di coralli e con pedine in pietra del Vesuvio che la giovane sovrana inviò in dono al fratello Napoleone (cfr. B. Liverino. Il Corallo. Bologna, 1983 p. 135). Nell’ambito di questa produzione s’inserisce a pieno diritto questa deliziosa scultura-ritratto del piccolo Napoleone II, sfortunato figlio di Napoleone Bonaparte e Maria Luisa d’Asburgo. Sembra evidente che l’ignoto artista abbia preso a modello il dipinto di François Gérard che, nel 1813, ritrae il piccolo Aiglon in piedi sulla culla tra le braccia dalla madre, di cui circolavano numerose copie e riproduzioni in stampa. Il soggetto, sebbene elaborato secondo raffinati modelli neoclassici, sollecita tuttavia il coinvolgimento emotivo dello spettatore attraverso accenni di naturalezza degli atteggiamenti; anzi lo scultore insiste sulla somiglianza dei tratti somatici paterni, quasi a volerlo rendere immediatamente riconoscibile. L’erede al trono dell’Impero, che è seduto su un prezioso ramo di corallo, probabilmente impugnava nella mano destra uno scettro, così come lo si vede nel suo ritratto ufficiale realizzato da Gérard.
 
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